Incrocio impostazione Archeoastronomica sviluppata da Arthur Posnansky e Metodo ATLAS di Luigi Martelli

Arthur Posnansky
Nato a Vienna (Impero Austro-Ungarico) il 12 aprile 1873 – morto a La Paz (Bolivia) il 27 luglio 1946.
Ricercatore e pioniere nello studio di Tiwanaku, attivo tra Europa e Sud America nella prima metà del XX secolo.


L’incrocio tra l’impostazione archeoastronomica sviluppata da Arthur Posnansky e l’applicazione del Metodo ATLAS al complesso di Tiwanaku evidenzia una convergenza iniziale su un punto fondamentale, seguita da una divergenza radicale sul piano interpretativo.

Posnansky aveva correttamente intuito che il contesto ambientale originario del sito non corrispondesse a quello attuale, ipotizzando livelli del lago Titicaca più elevati e condizioni climatiche differenti. Questa intuizione, per quanto inserita in una costruzione teorica più ampia e non sempre verificabile, rappresenta un elemento di partenza significativo e non trascurabile.


Tuttavia, la traduzione funzionale di tale premessa costituisce il punto critico della sua impostazione. Posnansky interpreta la presunta prossimità delle acque come indicativa di una funzione portuale e simbolico-astronomica del complesso, attribuendo agli allineamenti architettonici un valore primario nella definizione della funzione del sito.

Questa lettura presuppone implicitamente che la forma osservabile delle strutture sia direttamente espressione della loro funzione originaria, e che le condizioni attuali del sito possano essere retroproiettate senza correzioni sostanziali.


L’applicazione del Metodo ATLAS, fondata sulla sequenza

  • Ambiente → Funzione → Forma,

introduce invece un vincolo analitico differente, basato su dati morfometrici e altimetrici verificabili. L’analisi della Fase A mostra che il complesso non si colloca in una depressione o in un’area di accumulo, ma su una dorsale leggermente convessa, con un dislivello complessivo di circa 20 metri tra i nodi centrali e i rami del sistema fluviale.

Le pendenze medie comprese tra l’1% e il 5% risultano coerenti con un drenaggio gravitazionale lento e continuo, mentre l’assenza sistematica di inversioni di gradiente esclude la presenza di bacini chiusi o condizioni di ristagno permanenteQuesti elementi introducono una incompatibilità fisica diretta con l’ipotesi di un sistema portuale. Un’infrastruttura destinata all’accumulo o alla stazionarietà dell’acqua richiede configurazioni altimetriche opposte, caratterizzate da conche, soglie di contenimento o inversioni locali di pendenza. La morfologia rilevata, al contrario, è interamente orientata al deflusso, e risulta coerente con una gestione dinamica delle acque superficiali piuttosto che con una loro raccolta statica. In questo senso, il dato ambientale utilizzato da Posnansky viene confermato nella sua componente generale, ma reinterpretato in termini funzionali diametralmente opposti.


La divergenza si estende anche all’interpretazione degli allineamenti. Nell’impostazione archeoastronomica, le deviazioni rispetto agli assi cardinali sono considerate indicatori intenzionali di osservazione celeste e costituiscono il fondamento della datazione proposta. Nel modello ATLAS, gli stessi scarti angolari risultano compatibili con adattamenti locali ai micro-gradienti e alle direttrici di flusso individuate nel sistema territoriale. L’orientamento architettonico non viene quindi negato, ma ricollocato come variabile subordinata, non sufficiente a definire autonomamente la funzione del complesso.


Un ulteriore elemento di distinzione riguarda la natura epistemologica dei due approcci. La costruzione teorica di Posnansky, pur supportata da osservazioni e misurazioni, non produce predizioni verificabili sul piano fisico e risulta difficilmente falsificabile. Al contrario, il Metodo ATLAS genera un insieme di condizioni controllabili, tra cui la coerenza dei gradienti, la continuità morfologica e la compatibilità con modelli di deflusso, aprendo la possibilità a verifiche dirette tramite indagini sedimentologiche, carotaggi e analisi stratigrafiche 
Ne consegue che l’incrocio tra i due approcci non si configura come una semplice contrapposizione, ma come una riformulazione del problema originario. L’ipotesi di una variazione ambientale significativa, già presente in Posnansky, trova riscontro nei dati paleoidrologici e paleoclimatici, ma la sua traduzione funzionale viene ridefinita alla luce dei vincoli fisici del sito. Il complesso non appare come un sistema simbolico adattato a un ambiente differente, bensì come una struttura tecnica coerente con una condizione ambientale instabile, progettata per operare entro un regime di drenaggio controllato.


In questo senso, il contributo di Posnansky può essere reinterpretato come una fase preliminare di individuazione del problema, priva tuttavia degli strumenti metodologici necessari per una sua risoluzione.

Il Metodo ATLAS interviene su questo stesso nodo, sostituendo una lettura interpretativa con un’analisi vincolata dai dati, e trasformando una suggestione ambientale in un modello funzionale verificabile.